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1 - Destiny

scusatemi per la mia assenza ma la scuola mi ha un po' impedito di "lavorare". Ho pensato di postare un 

capitolo ogni venerdì e per scusarmi oggi posto i primi 3 capitoli. Buona lettura   

1

Destiny

236 a.C.

Sicilia, Siracusa

Italia

I miei genitori mi hanno sempre parlato del momento della mia nascita.

Due ore prima che io nascessi, mamma stava compilando la lista degli alimenti necessari per la festa in mio onore.

Papà, invece, era impegnato con due nostri maggiordomi a ordinare la stanza in cui io sarei nato.

“Tesoro mio, lo sai che non voglio che tu faccia sforzi.

Devi essere carica e pronta quando il bambino verrà.”

“Sì, ma senza di me, qui nessuno si mobiliterebbe per l’organizzazione della festa in suo onore che tu hai preparato senza il mio consenso.”

“Sì ok ma tesoro, sono due anni che proviamo ad avere un bambino e finalmente potrò tenere in braccio il mio campione”

“Ah sì, e chi ti dice che sarà un maschietto?”

“Intuito maschile…”

Papà e mamma amavano fare così.

Papà una volta, mi disse che per conquistare mamma, le porto la testa di un Leone.

Mentre mamma, mi raccontò come lo salvò da quel fantomatico Leone.

Durante il parto, ci fu pure Archimede: era il migliore amico di mio padre.

Quando nacqui, Tutti erano felici e mamma mi stringeva forte.

Ma non tutto andò per il verso giusto…

Iniziai ad emettere una luce forte ed intensa e, nella spalla destra, si creò una figura di lucertola gigante alata dorata.

Non la smettevo di piangere e mamma guardò papà quasi come se stesse per morire.

Papà non sapeva che fare ed è a quel punto che si fece avanti Archimede.

“Iulius, lo porto all’ Olimpo.”

“Archimede, lo sai che dopo che l’ho lasciata, non hanno più voluto vedermi.”

“Iulius non capisci! Questo è il segnale che aspettavamo!”

“Tu pensi che il bambino sia il Prescelto?”

“Sì, ne sono sicuro.”

Papà guardò intensamente Archimede, poi ordinò a due servi di mettermi in fasce e mi diede ad Archimede che mi portò fuori.

Mamma scoppiò a piangere e papà la rincuorò dicendo

“Helena, il bambino sta bene e torneremo prima che Apollo si svegli.”

Mamma svenne e papà, prima di andare, diede ordini ai servi di aiutare mamma.

Archimede e papà galopparono per 3 ore prima di arrivare all’Olimpo.

Il tempo sembrava che si fosse fermato e non si udiva il minimo movimento.

Arrivati lì, all’Olimpo non c’era nessuno; Archimede aprì la porta e mi portò in un luogo grande pieno di statue.

Esso estrasse dalle vesti una medaglia e dal pavimento si innalzò un gigantesco pilastro e sopra, vi si trovava una vasca.

“Quando ho comprato questo luogo, il vecchio proprietario mi diede questa chiave. Mi disse che non se ne avrebbe fatto nulla con essa; ma io riconobbi quel simbolo.

Durante i miei studi ad Alessandria d’Egitto, incontrai dei medjay: essi mi mostrarono l’arte dell’assassinio e divenni un medjay.

Decisi allora di fondare una specie di confraternita di medjay qui in Sicilia per combattere Roma chiamata Olimpo.

Da quando hai voluto lasciare l’Olimpo, i membri non ti hanno più voluto tra noi e, uno ad uno, si sono ritirati dopo le continue notizie dell’avanzata di Roma e del mancato arrivo del Prescelto.

Narra la leggenda egiziana che un giorno, il Prescelto, nascerà da una famiglia normale ma sarà parte della razza Isu. Per vederlo, bisognerà immergere il neonato nella vasca e solo un vero Isu sarà in grado di rispondere alla chiamata…”

Papà allora, mi immerse nell’acqua e tutto l’Olimpo si illuminò. Una specie di luce comparve dal nulla ed una voce parlò.

 Papà e Archimede non hanno voluto dire a nessuno cosa avevano sentito ed infine, tornarono da mia madre.

Mia mamma si gettò su tutti e tre e ci abbracciò forte.

Mio padre disse soltanto una cosa

“È un maschietto”

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