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2 - Draconis

2

Draconis

223 a.C.

Sicilia, Siracusa

Italia

Quando avevo tredici anni, la vita a Siracusa era normale e pacifica.

Io ero il più rispettato perché mio padre era amico del generale Annibale, colui che avrebbe sconfitto definitivamente Roma.

Zio Archimede era contrario, diceva che Roma sarebbe diventata imbattibile poiché aveva trovato un artefatto Isu che avrebbe reso Roma imbattibile.

Lo zio era quasi diventato lo zimbello di tutti.

Mamma, invece, era una cittadina romana ed era per questo che non piaceva a nessuno.

Papà era la persona più importante della Sicilia ed era un grande combattente.

Papà decise di chiamarmi Draconis per via del segno sulla mia spalla.

In fin dei conti, Tutti mi acclamavano: i maschi mi rispettavano e le ragazze mi circondavano.

La più bella si chiamava Rosina ed era la figlia di un generale.

Mio padre aveva deciso che tra una settimana sarei partito con lo Zio Archimede per stare un paio d’anni in Egitto e a Cartagine.

Quando partii, non ebbi il tempo di salutare Rosina perché partii di notte.

L’indomani mattina, lo zio mi mise sotto il naso uno stano alimento.

“Che cos’è?”

“Un pane di mia specialità…”

Scorsi un sorriso strano sotto i baffi.

“Che cosa mi nascondi?”

“Oggi inizierai il tuo addestramento”

“il mio cosa?!”

“Tuo padre mi chiese quella fatidica notte all’Olimpo che un giorno ti avrei dovuto addestrare per diventare un guerriero scelto.”

“iniziamo allora”

Mangiai il pane e mi preparai; scesi in coperta e trovai lo zio con un elmo ed un’armatura addosso molto ridicola.

Teneva in mano due spade di legno.

“Io non so utilizzare una spada”

“Vedremo…”

Lo zio mi lanciò la spada e mi fermai di colpo.

Il Drago si illuminò e vidi tanti ricordi…vidi un triangolo di sabbia enorme…una statua con un fulmine…vidi delle barche enormi…macchine che emettevano fumo…

Poi guardai la spada e vidi tante persone con dei cappucci utilizzare spade come se fossero dei bastoncini facendo acrobazie…

Mi ripresi e mi accorsi che era cambiato qualcosa, lo zio mi disse che i miei occhi erano dorati e che stavo maneggiando la spada facendola roteare come un esperto.

“È come se io sapessi utilizzare la spada da una vita!”

La facevo roteare come se niente fosse.

Lo zio mi riprese dicendo

“Per tutti questi anni ho avuto ragione…ora dobbiamo combattere!”

Lo zio si avvicinò ed io intuii quello che avrebbe fatto.

Caricò il colpo che era diretto sulla mia testa ed io mi abbassai; nello stesso momento attuai un piccolo scatto a sinistra e con uno scatto innaturale mi ritrovai dietro di lui.

Prima che se ne potesse accorgere, balzai in avanti e con un colpo secco, colpii la sua spalla.

L’imbracatura si spezzò e il colpo fu così violento che lo zio rotolò in avanti.

Si rialzò poco dopo barcollante coprendosi il punto in cui avevo colpito la spalla, ridendo

“È stato un colpo di fortuna… il prossimo non andrà a segno!”

Mentre lui caricava minaccioso, nella mia testa balenò un’idea. Lui non avrebbe più difeso il collo e non mi rimaneva altro che atterrarlo e vincere.

Arrivò come un cavallo e quando lasciò andare il colpo, io mi spostai verso destra e con un colpo potente, non solo distrussi la sua spada, ma la allontanai da lui.

Prima che lo zio potesse capire cosa gli fosse successo, presi la sua mano sinistra e tirai un calcio ben riuscito nel suo ginocchio sinistro. Mentre lui si chinava a sinistra per via del dolore, lanciai la spada sopra di me e tirai un bel pugno sul suo naso.

Per concludere, mentre cadeva rivolto nella mia direzione, tirai una gomitata sopra la sua testa e mentre cadde, recuperai la spada e la puntai sul suo collo.

Lo zio rimase sbalordito ed io protesi una mano in avanti per aiutarlo a rialzarsi.

“Lo sapevo che tu eri il Prescelto, e ti porterò a conoscere un paio di amici…”

“E con ciò?”

“Ah sì, quasi dimenticavo…Tu oggi sei un Assassino… non sei il primo ma quasi insomma.”

“Un che cosa?!? Assassino? Io?”

“Io oggi ti dirò un nome che un giorno sentirai: Aya.

Quando un giorno io non ci sarò più, sarà lei il tuo maestro.”

In quel momento sentimmo pronunciare da un marinaio "Cartagine" e dalla barca, vedemmo la maestosa regina del Maris Mare Magnum.

Prima di scendere al porto, dissi a mio zio

“Tutti dicono che tu sei pazzo, ma anche io credo che Cartagine cadrà e Roma trionferà”

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