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#InsidetheAssassins - Connor

Popolo, oggi pubblico il secondo "episodio" della rubrica che aveva visto esordio con il personaggio di Aya, che vi confesso avere già pronto da tempo. Voglio infatti parlare oggi di Ratonhnhaké:ton aka Connor, personaggio amato, odiato ed estremamente controverso - a livello di caratterizzazione potrebbe addirittura essere il personaggio più sfaccettato e complesso della saga. Raccomando inoltre a chi non ha giocato AC3 di non leggere assolutamente il post. Detto questo, andiamo con ordine...



"Mi rendo conto, ora, che ci vorrà del tempo, che la strada davanti a noi è lunga e avvolta nelle tenebre. È un percorso che non mi porterà sempre dove voglio e dubitò che vivrò per vederne la fine. Ma lo farò comunque. Perché al mio fianco cammina la speranza. A dispetto di chi insiste a che io torni sui mei passi, continuo. Questo è il mio compromesso."
-Ratonhnhaké:ton

Il fatto che sia figlio di una nativa americana, popolo che storicamente ha lottato contro ogni forma di sottomissione in difesa della libertà, e di un Templare, che sappiamo tutti quanti volere il controllo e l'ordine di e in ogni cosa, la dice lunga tanto quanto la sua appartenenza agli Assassini. L'intera personalità di Connor ruota infatti attorno a questi tre pilastri: la sua tribù natia minacciata dal dilagare dell'espansione coloniale, la consapevolezza di essere figlio del suo nemico e il suo dovere verso la Confraternita. Il primo di questi tre insorge nella sua vita ad appena quattro anni: Charles Lee e gli altri Templari lo sottopongono ad una lezione, dalla discutibile pedagogia, sulla differenza razziale tra nativi americani e coloni; appena qualche ora dopo quest'ultimi bruciano il suo villaggio e gli strappano la madre, la quale muore di fronte ai suoi lasciandogli come ultime parole la raccomandazione di essere forte e credere in se stesso.

Quel giorno inizierà a perseguitare Connor per il resto della sua vita, maturando in lui un senso di ingiustizia e rabbia tali da rasentare l'incontrollabile - specialmente nei confronti di Charles Lee e di tutti gli uomini che lo avevano seviziato quel giorno, ai quali imputa (a torto) la sua perdita e il suo dolore. Ed in effetti vi lascio immaginare come un susseguirsi tale di eventi possa aver sconvolto la vita di un bambino di quattro anni, che viene completamente disintegrato per lasciare spazio ad un ragazzo serio, totalmente privo di senso dell'umorismo e con la preoccupazione patologica di prevenire ogni impatto del progresso coloniale sul suo popolo; è la morte dell'anima: Connor non è più capace di apprezzare ciò che di bello offre la vita, perché vive con la preoccupazione che tutto questo possa "bruciare" da un minuto all'altro, con l'ansia di doverlo proteggere da un qualcosa che lui non comprende, con la frustrante consapevolezza di essere l'unico della sua tribù a cercare di opporsi. Questi suoi sentimenti amari lo porta ad interrogarsi continuamente senza che però sia capace di darsi una risposta, finché un giorno la sua capotribù gli permette di compiere un viaggio nel Nexus tramite la loro Sfera di Cristallo.

Qui incontra Giunone, la quale gli comanda di cercare lo stemma della Confraternita e di unirsi ad essa, garantendogli tra le altre cose, risposte alle sue domande - il che invoglia il giovane ragazzo ad accettare l'incarico senza troppi interrogativi. Per farvi capire il livello di insicurezza di questo giovane Connor, appena qualche giorno dopo aver cominciato il suo viaggio, già prova risentimento per aver accettato una missione che si è rivelata essere più un'imposizione che una sua scelta personale; mischiate tutto questo alla sua preoccupazione per aver abbandonato il suo popolo e potete farvi un'idea ancora più chiara di quanto Connor sia fragile e combattuto. Fortunatamente questa situazione si risolve leggermente quando sbatte la faccia contro il secondo pilastro della sua vita: la Confraternita. Nel corso del suo addestramento, Achille attua un vero e proprio cambiamento radicale nel modo di agire e di pensare del giovane adepto.

L’addestramento è anzitutto mirato a costruire la mente prima ancora che il corpo, specialmente per quanto riguarda per personaggi come Connor, dotato di una certa moralità e di una forma di rispetto riverenziale verso il prossimo; ricordate quando si oppose a voler corrompere il banditore per abbassare la sua notorietà o quando non ritenne giusto che gli fosse stato imputato il primo sparo al massacro di Boston? Ecco, Achille da quel punto di vista gli ficca per bene in testa che il mondo non è proprio rose e fiori, e che a volte bisogna agire anche a prescindere dalla propria moralità.

Divenendo un Assassino in tutto e per tutto ha finalmente l’occasione di scontrarsi con la realtà che tanto lo preoccupava, scoprendo però che è più complicata di quanto potesse immaginare: il desiderio di libertà che in origine era nutrito solamente nei confronti del suo popolo, adesso è esteso anche a quegli stessi coloni che prima lo minacciavano; vedendo infatti come gli americani sono soggiogati della corona britannica, sente in sé il dovere di garantire anche a loro la libertà – il che è abbastanza logico dato all’epoca non sapeva ancora che erano stati proprio i coloni ad uccidere sua madre, di cui incolpava ancora i Templari. Per fare un breve riassunto, ritroviamo un Connor completamente nuovo, ardentemente motivato ad ottenere la libertà del suo popolo e dei coloni, minacciati sottobanco dal desiderio di controllo dei Templari.

Nel gioco possiamo inoltre vedere la mutevole visione che Connor ha del suo nemico (d’altronde è in AC3 che per la prima volta i Templari vengono spogliati dell’abito di cattivi). Prima di uccidere la sua prima vittima era letteralmente convinto che questi fossero il male, che al pari degli inglesi volessero solamente trarre profitto dalle colonie senza curarsi dei loro abitanti: ricordate per esempio come fosse davvero convinto che Johnson volesse acquistare la terra della sua tribù solamente per garantire ai Templari il supporto dei mohawk? Ecco, quando lo uccise e il suo bersaglio gli confessò che in realtà intendeva proteggerli quando i coloni avrebbero iniziati ad espandersi ed a cacciarli, fu capace di instillare in Connor un inaspettato senso di colpa. Ancora più inaspettato fu però l’insorgere di nuovi dubbi: Connor credeva che i coloni americani non avessero alcun genere di problema con il suo popolo, e che garantendo loro la vittoria nella guerra di indipendenza anche i nativi sarebbero stati liberi; ma allora perché Johnson ha indicato proprio i coloni come futura rovina dei nativi?

All’epoca Connor era solamente un ragazzo e non aveva esattamente un’esperienza tanto profonda della vita, come appunto gli fa notare John Pitcairn dicendogli che nonostante sia un uomo impareggiabile con la spada, parla ancora come un bambino che costruisce castelli in aria – chiarissimo rimando alla speranza utopica nutrita dal giovane sicario. Sta di fatto che progressivamente, ad ogni uccisione compiuta, Connor inizierà a vedere i Templari meno come i cattivi, capendo che anche loro cercano in qualche modo un mondo migliore, per quanto ancora non condivida la loro visione. Questo disagio è ulteriormente amplificato quando finalmente dopo anni incontra suo padre Haytham, per il quale fin dai tempi del suo addestramento ha sempre provato sentimenti contrastanti: era diviso tra il suo dovere di ucciderlo e il suo desiderio di conoscere quel padre che Achille aveva sostituito sapientemente.

L’incontro con Haytham è il consolidamento di tutto quello che i bersagli precedenti gli hanno detto prima di morire: i Templari non si sono mai schierati dalla parte degli inglesi come inizialmente pensava, ma al contrario patteggiavano per i coloni tanto quanto lui. Tale incontro e la conseguente alleanza si rivelò provvidenziale per diversi motivi, anche perché Haytham stesso desiderava comportarsi più da padre che da nemico Gran Maestro Templare. Ed è appunto sul contrasto tra dovere e famiglia che si gioca questo tortuoso rapporto tra padre e figlio, i quali vorrebbero avvicinarsi senza la consapevolezza di doversi uccidere. Questi sentimenti contrastanti nei confronti di suo padre arriveranno addirittura ad accendere in lui il desiderio di una pace tra Assassini e Templari – ovvi vagheggiamenti di un ragazzo che sta ignorando le nette differenza filosofiche tra le due fazioni, basandosi più sul labile legame familiare che si è instaurato da un’alleanza che oltretutto è nata solamente perché caso volle che avessero un bersaglio in comune.

Tra l’altro, come lo stesso Haytham scrive nel suo diario personale, Connor rappresenta la sua versione da Assassino e allo stesso tempo il suo opposto speculare: mentre il ragazzo continuava a cercare speranza in un mondo sconvolto dalle guerre, il padre si era ormai arreso all’idea che la loro fosse una realtà brutale in cui solo il più spietato sopravvive – ricordate il mercenario al soldo di Church che catturarono e interrogarono? Haytham lo uccise subito dopo aver ottenuto le informazioni desiderate, mentre Connor sosteneva che non ci fosse bisogno di ucciderlo. È sorprendente tra l’altro come il lato più oscuro e recondito di entrambi emerga proprio con quello che vogliono evitare, lo scontro; specialmente sulla questione del futuro governatore delle colonie dopo la fine della guerra: mentre Connor vedeva nell’umiltà e nel passionale Washington la futura luce dei coloni e del suo popolo, Haytham riteneva più adatto Lee – non tanto perché fosse un Templare, ma perché era consapevole del suo acume politico e militare.

I diversi schieramenti politici che ha con il padre sono fondamentali per capire la successiva trasformazione della sua visione del mondo: quando infatti scopre che è stato Washington ad uccidere sua madre ed a bruciare il suo villaggio, tutti quei castelli in aria di cui parlava Pitcairn vengono finalmente messi alla prova dalla realtà dei fatti. La sua immediata reazione è la rottura con Haytham, il quale sapeva già da tempo la verità; tuttavia questo non è il solo motivo per cui ha deciso di spezzare il loro legame: tutti quei dibattiti politici avevano instillato in Connor dubbi sul suo appoggio ai patrioti, i quali parlavano continuamente di libertà, ma per loro stessi e non per il suo popolo – che teniamolo a mente, era da sempre il suo obiettivo principale. Inconsciamente egli sapeva che suo padre aveva ragione, ma evidentemente avere conferma tangibile dell’infantilità del suo pensiero si è rivelato frustrante ai limiti del concepibile. Altra conseguenza data dall’apprendere la verità è la promessa di non appoggiare più alcuna battaglia dei patrioti – la neutralità tra l’altro è una necessità della Confraternita che Achille gli ha sempre raccomandato, ma che solo da quel momento aveva cominciato ad osservare nella consapevolezza che tutti gli uomini mentono.

Nella sua infantilità è però ravvisabile anche una buona maturità morale ed osservanza per almeno i precetti fondamentali del Credo: una cosa piuttosto criticata dalla fanbase più ignorante, è il fatto che Connor non inizi a perseguitare Washington ma al contrario si ostini a voler contrastare Lee; a tutti coloro che ancora sono convinti di questo, vorrei far capire che Connor  non ha mai cercato vendetta per sua madre, ma semplicemente la libertà per il suo popolo: che cosa era più minaccioso dunque, Washington o un ordine millenario talmente potente e imprevedibile che se avesse conquistato le colonie avrebbe spazzato via ogni nativo americano dal pianeta? Traete voi le conclusioni…

Presa coscienza del fatto che non può contare su nessuno al di fuori di se stesso, rinuncia ad ogni remore nei confronti di suo padre e dei Templari, mettendo subito a punto un piano per uccidere sia Haytham che Lee. Ora più che mai brucia in lui il bisogno di distruggere il suo nemico e salvare il suo popolo, al punto che non ha esitato nemmeno ad uccidere suo padre durante l’assedio di Fort George – sorprendentemente, Haytham rivela di essere sempre stato orgoglioso di lui e di volergli bene. Questa confessione scosse profondamente Connor, che iniziò a rammaricarsi di aver fallito nel fare pace con suo padre. Immediatamente dopo dovette affrontare anche la morte di Achille, il cui testamento servì in qualche modo a risollevarlo di morale: è particolare il fatto che fosse stato il suo Mentore a fargli più da padre che il suo effettivo genitore biologico; è probabile che il giovane vedesse più Achille come una figura paterna, non solo nel senso proprio del termine ma anche come una sorta di padre “ideologico”. Basti vedere come Connor non abbia reso alcun onore ad Haytham, mentre al contrario giurò sulla tomba del vecchio Davenport che un giorno sarebbe stato orgoglioso di lui.

Ma paradossalmente, nel corso dell’ultima caccia a Lee divenne straordinariamente somigliante ad Haytham: diretto, freddo e incline a torture fisiche e psicologiche – ricordo che stava quasi per spezzare il polso ad un uomo pur di sapere la posizione del suo bersaglio, una cosa che il vecchio Connor non avrebbe mai fatto. Molto importante è anche l’ultima frase detta a Lee: “nessun altro lo farebbe”. Connor si sta riferendo al coraggio dei pochi, il sacrificare ogni cosa nel nome di una causa più grande, che lo ha guidato fino a quel preciso momento. Con la fine della guerra di indipendenza e la vittoria dei coloni, coincide anche la fine della sua crociata personale, la quale con suo stupore non è però bastata a proteggere il suo popolo, la cui terra è stata espropriata dai coloni.

Si rivela quindi la profezia di William Johnson, che stavolta però Connor comprende: non è un ordine millenario il suo nemico personale,  ma un’idea , un pregiudizio nei confronti di un popolo che agli occhi del più forte uomo bianco appare come un branco di animali. Comprende quindi che la sua è una lotta molto più ardua di quanto pensasse, giacché non si gioca sul piano terreno, ma su quello ideologico: non esiste impresa più impossibile che cambiare la mentalità di un popolo. Eppure egli non demorde; nonostante sia consapevole della difficoltà e del fatto che non arriverà a vedere la fine di questo sogno, è comunque sua volontà affrontare l’oppressione razziale nei confronti, non solo del suo ma di tutti i popoli. Lo testimonia il suo impegno nel voler liberare la banda maroon di Patience Gibbs o il suo interessamento alla rivoluzione haitiana condotta da Eseosa.

 Che dire… ci sarebbe tantissimo altro da dire su questo personaggio, la cui caratterizzazione è talmente perfetta da rasentare l’osceno. Ho apprezzato tantissimo questi suoi continui cambiamenti di prospettiva, questo sui interrogarsi continuo su quanto sia nobile e fattibile il suo scopo. Mi chiedo come mai ci sia ancora gente che lo critica (se solo sapessero che la sua storia è frutto dello stesso writer di AC2 scommetto non farebbero così). Ebbene gente si conclude qui anche questa tediante analisi dei nostri protagonisti… fatemi sapere la vostra opinione sul personaggio, se vorreste un suo ritorno e soprattutto in quale contesto. See ya!   
  • Andrea_Sara07
    Andrea_Sara07

    Questo và subito fra i miei preferiti e contatto gli amici per leggerlo prima possibile 😄. Un'osservazione di Connor da vero Master, che condivido a pieno Ale, avendo percepito fra romanzo ed esperienza videoludica queste stesse sottigliezze 🙂. A sfavore del caro nativo ha sempre giocato il suo essere il "sostituto" di Ezio (di cui ancora oggi la gente tende a santificare storia e personalità, quando in realtà la saga Americana é narrativamente superiore alla saga Rinascimentale).. che poi il punto è "quale sostituto" non sarebbe stato criticato dopo una trilogia curata letteralmente da nascita a morte del personaggio ? (quasi tutta direttamente in gioco poi, poiché i romanzi di Ezio aggiungino relativamente poco). Ulteriore sfavore è la fine del ciclo di Desmond, e non credo serva dire altro.. semplicemente Connor ha subito il classico "momento sbagliato" . Credo che originariamente i piani per la saga Americana dovessero essere più approfonditi, per poi essere lasciati come sono stati, subendo inoltro il differenziarsi fra trama di gioco e universo espanso (che effettivamente è da Forsaken che è iniziato veramente serio) e che non tutti hanno seguito 😅. Un insieme di fattori sfavorevoli insomma, ma per me, come per i veri Fan, Connor rimane uno dei preferiti (sarò blasfemo, ma nella mia personale scala viene prima di Ezio) 😊. Non sai quanto avrei voluto rivederlo.. ma se dopo Unity mi aspettavo qualcosa , ormai ci ho messo una pietra sopra 😓

    • Bayek1991
      Bayek1991

      Anzitutto grazie per i complimenti e per lo share, Andre.. e ovviamente concordo anche con quanto espresso da te, purtroppo è capitato nel momento sbagliato. Ma io penso che sia anche a causa dell'ignoranza del fan medio (si aspettavano che Connor uccidesse Washington sulla base di una vendetta personale, quando il primo comando del Credo parla chiaramente, giusto per capire comprendonio di questi elementi). Purtroppo sono stati capaci di travisare un personaggio che rispetto ad Ezio diciamocelo, ha una caratterizzazione del tutto fuori scala... ma è anche vero che se non esistessero loro, io non mi divertirei così tanto a disintegrare ogni loro convinzione sulla saga. Sul serio, dovreste provare ragazzi... xD

  • Ste-82
    Ste-82

    Sono corso a leggere dopo un WhatsAppo di Andre 😶. Assolutamente d'accordo, considera Alex che a me piace quasi quanto può piacere a Simo e Matteo (che loro ci hanno costruito una storia romanzata che rasenta il canon per quanto é fatta bene). Dirò che dopo Black Flag (soprattutto dlc di Aveline) e Rogue, quasi mi sarei aspettato di vederlo riapparire in Francia durante i primi anni del XIX° secolo assieme ad Arno (che li avrebbe avuto circa l'età di Haytham al trapasso, quindi ancora pieno uomo d'azione) .. ma invece vedendo i Frye ho capito che quel tratto non sarebbe stato mai concluso 😢. Che altro dire, sennon che condivido anche l'osservazione di Andre, che forse per quel titolo i piani erano diversi...

    • Bayek1991
      Bayek1991

      Sul vederlo in Francia non so quanto possa starci sinceramente, anche perché con il pericolo di Shay che ancora bazzicava per le colonie penso che i due alla fine debbano per forza essersi scontrati. A differenza di quanto pensano molti.

  • ciccio2pac
    ciccio2pac

    Complimenti Ale ottimo lavoro ( quello su Aya lo leggerò in questi giorni) una ottima descrizione del personaggio più controverso di tutta la saga secondo me e l'ultimo che mi è piaciuto interpretare prima di Origins. Un suo ritorno sarebbe gradito come per me lo sarebbero anche quello di Ezio ed Altair, ma credo che sia giusto lasciare che la sua storia sia quella vissuta in AC3, magari un'apparizione ci potrebbe anche stare, ma non saprei dirti onestamente in che contesto. Sicuramente come detto da Andrea è capitato nel momento sbagliato cioè dopo Ezio e con la fine di Desmond ed è un peccato perchè è un personaggio che avrebbe meritato molto di più.

    • Bayek1991
      Bayek1991

      Grazie per i complimenti Ciccio, ma io penso che Ezio e Altair ormai non abbiano più nulla da dire... di loro conosciamo vita, morte, resurrezione e miracoli. Non ha senso riprenderli, a differenza di personaggi come Connor, Shay o Arno che ancora avrebbero davvero tanto da dire.

    • ciccio2pac
      ciccio2pac

      Ale quello che intendevo dire è che Altair,Ezio e Connor è bello rivederli anche per pochi secondi. Dei primi 2 non c'è nulla da aggiungere, sappiamo già tutto, mentre di Connor no, e su questo siamo d'accordo, ma come ho già detto credo che il momento per approfondire il personaggio sia già passato almeno riguardo alla parte di gioco. Andava fatto qualcosa tipo la trilogia di Ezio.

  • Saretta_07
    Saretta_07

    Che fantastico post da intenditori 😍. Dei capitoli americani è forse il più profondo, ed é vero Connor è un personaggio complesso, con orgoglio del nativo (molto fedele a quella cultura) che entra in contrasto netto con il resto . Certamente sono d'accordo con tutto ciò che hai scritto e posso aggiungere una cosa.. io credo che prima o poi degli estratti si vedranno.. ho come un presentimento 😋

  • Reyanna_07
    Reyanna_07

    Ben fatto 😊. Contrariamente a quanto tendenza voleva nel 2012, io ho apprezzato tutto di quel titolo dalle meccaniche e tutte le innovazioni tecniche alla storia e personaggi 😙. È inutile che ripeta quanto già detto dagli altri, che ovviamente essendo qui tutti fan seri e non da massa di Facebook (sai a cosa alludo) lo apprezziamo tutti 😄. In ultimo, c'é chi ha sempre sperato in piccoli inserti in gioco, simili ai ricordi di Altair nei dischi di memoria di Revelations , ma sinceramente se non l'hanno sfruttata con Origins questa cosa allora non credo la faranno più 🤗

    • Bayek1991
      Bayek1991

      So perfettamente a cosa alludi.. ne ho messo a tacere uno proprio ieri.

  • SimonaPetri93
    SimonaPetri93

    Questa è una delle relazioni più complete e più belle che abbia mai letto. Davvero complimenti perché questa analisi è tutto meno che tediante. Io la trovo illuminante invece. Magari sono MOLTO di parte, dal momento che Connor è da sempre il mio personaggio preferito ed anche il primo in assoluto con cui ho giocato. Al momento lo considero un dei personaggi meglio caratterizzati e complessi. La sua storia lascia molto più di quello che traspare "in superficie". Nonostante non sia stata sviluppata tutta la sua vita in una saga intera, come invece è stato fatto nei capitoli precedenti, lo trovo un personaggio sviluppato a tutto tondo e con un'evoluzione molto più profonda e complessa. Insomma è evidente che, come sostiene Andre, sia capitato nel momento sbagliato, ma che anche non sia stato compreso a fondo da tutti. Ormai pare che AC sia sinonimo di AC2 e basta, e questo è un po' triste perché per quanto sia bella la storia di Ezio, ci sono anche altri Assassini la cui storia è ben più complessa ed intricata come in questo caso. 10 e lode pieno!

    • Bayek1991
      Bayek1991

      Grazie Simona.. appena possibile recupererò tutti i capitoli della vostra storia, anche perché da come ne parlano gli altri sembra davvero avvincente.

  • MatteoBindi
    MatteoBindi

    Premetto che non ho letto Forsaken, ma mi sono unicamente riferito al gioco, e dovrò quindi rimediare XD. Ma hai dato forma a quello che io e Simo avevamo percepito dal gioco, abbiamo infatti cercato di mantenere il suo modo di essere nella nostra storia, cercando però di darle una conclusione. La frase di Connor che hai messo all'inizio l'ho dovuta recitare io durante un evento XD. Tornando all'inizio del discorso, uno dei motivi per cui abbiamo deciso di scrivere la nostra storia, è il senso di fallimento che si percepisce alla fine del gioco. Dove lui dopo aver alimentato le sue fantasie si scontra con la realtà e si rende conto di non essere riuscito a proteggere la sua gente, di aver dovuto uccidere il padre con cui sperava di costruire qualcosa e anche di avere dovuto uccidere il suo amico fraterno. Dal mio punto di vista che può essere corretto o meno, lui intraprende questa battaglie contro l'oppressione dei popoli per riuscire dove aveva fallito con la sua gente.

    • Bayek1991
      Bayek1991

      In questa sola frase i devs hanno raccolto tutta l'essenza del viaggio di Connor. Anche se in realtà penso che la sua non è tanto una redenzione, ma la presa di coscienza che le sue azioni devono estendersi oltre il suo popolo - anche perché non ha reagito con disperazione o cosa quando ha saputo che aveva fallito, quasi come se lungo la fine del gioco in cuor suo lo sapesse. Ciò sta indicare anche la sua maturazione come Assassino, dato che vuole appunto combattere l'oppressione razziale su ogni fronte; la Confraternita lotta per tutti e non per un solo popolo. Senza dubbio l'aver fallito con i Kaniénkeha:ka ha avuto un impatto, ma io non gli attribuirei questa veste di "redenzione".

    • MatteoBindi
      MatteoBindi

      Certo da parte sua non di vedono reazioni alla presa di coscienza del suo fallimento, ma io giocatore l'ho percepito, anche se lui non ha reazione particolari, se non un suo chiudersi ancora di più in se stesso. E magari come dici te non è per redenzione ma il fallimento con i Kaniénkeha:ka ha definito la sua "missione" per gli anni a venire.

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