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Assassin's Creed: Golden Wings- Capitolo 1

Salve, amici. Ecco la mia nuova fanfiction. O almeno, il suo primo capitolo (il totale è ancora da definire). Ho apprezzato molto i complimenti per Lord of Owls e spero che questa mia nuova opera sia di vostro gradimento. Buona lettura.

Assassin’s Creed: Golden Wings


Capitolo 1- Va’ Pensiero

-Dobbiamo stabilizzare i recettori.
-Ok, recettori stabili: fatto
-Poi controlliamo i livelli sinaptici
-Fatto.
-E per finire regolare il processo di sincronizzazione.
-Ok, fatto anche questo, Kara.
-Ottimo. Proviamo adesso.

Non avevo la benché minima idea di quello che stava accadendo. Mi trovavo a farmi i fatti miei a Piazza Venezia e improvvisamente stavo sdraiato su una specie di sdraio attaccato a una macchina. E non potevo ribellarmi, se no la procedura m’avrebbe fritto il cervello, almeno così m’hanno detto i due ragazzi vestiti con giacche di pelle e jeans attillati.
-Come ti senti, Domenico?
-Ehi, chi vi autorizza a tenermi qui legato a ‘sto stupido marchingegno?!
-Senti, non potevi finire in mani migliori, credici.
-In mani migliori?! Stavo solamente aspettando di prendere un caffè con qualcuno! E poi uno di voi due m’ha messo un fazzoletto imbevuto d’alcool! Mani migliori, eh?
-Ehi calma, se non t’avessimo preso noi l’avrebbero fatto quelli dell’Abstergo.
-L’azienda farmaceutica? Quelli del body-band? Quelli che hanno fatto la divisione Entertainment? Ma perché dovrebbero prendermi?!
-Perché loro non sono quel che sembrano. Come noi.
-Forse ho capito: siete anti-vaccini o no global, giusto?
-Ma lo senti questo, Alex? No global!
Mi sono ricordato del viso della donna che è entrata. M’aveva contattato con una videochiamata da Londra, e per mia fortuna so parlare l’inglese.
-Tu. Sei quella che dovevo aspettare a Piazza Venezia! Vescovo, giusto? Perché?
-Perché sì, mio caro Domenico Astore. Rilassati, non vogliamo farti del male.
-I tuoi compari m’hanno detto lo stesso. Ma se posso davvero fidarmi di voi, ditemi almeno una cosa che solo io e la mia famiglia sappiamo.
-Il tuo trisnonno Liborio combatté a Calatafimi il 15 maggio 1860. Ti basta?
-Sì, era un garibaldino. Come lo sapevate? 
-E qui ti sbagli. Era un Assassino.
-Assassino? Per forza, ha dovuto uccidere delle persone in guerra.
-No, un assassino qualunque. Un membro della Confraternita.

Assurdo. Assassino, Confraternita: dove volevano arrivare?
-Comunque piacere sono Kara Madral e lui è Alex Pintore.
-Nessun rancore, spero.
-Ora Domenico, la macchina che vedi è un Animus. Ti permetterà di rivivere i ricordi dei tuoi antenati. Solo voglio avvisarti: l’esperienza che vivrai a breve sarà…problematica.
-In che senso?
-Nel senso che la storia che hai studiato sui libri è ben diversa da quella che vivrai tra poco. Tranquillo, monitoreremo le tue condizioni psicofisiche. Non correrai pericoli. Ora però rilassati. E goditi il giro.
-Siete strani, voi tre.

INIZIALIZZAZIONE-SEQUENZA DNA COMPLETATA- CARICAMENTO DATA: DATA CARICATA - 16 MARZO 1848 - SINCRONIZZAZIONE IN CORSO...
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S’alza un vento di guerra all’orizzonte. Una guerra come non s’è mai vista.
Sarà solo il preludio di una nazione. O di una vergognosa sconfitta. L’Italia è divisa, in stati e staterelli, ognuno più testardo e inutile dell’altro. Non vi sono parole migliori di quelle di Dante:
Ahi serva Italia, di dolore ostello, 
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!


Da una parte c’è il patetico Regno delle Due Sicilie dei cani borbonici: un autentico monumento del loro fallimento come sovrani. Il Mezzogiorno, è alla deriva. Il 1821 Napoli ha avuto un’occasione per ribellarsi ai Borbone e l’ha sprecata. Per non parlare di quel fuoco impetuoso che è la Sicilia.
Roma è vittima degli intrighi cardinalizi del Vaticano, al centro dei quali pare esserci (bisogna indagare più a fondo) Sua Santità Pio IX, anche se questi gode pur sempre di grande popolarità poiché potrebbe effettivamente incentivare l’unità.
I granduchi di Toscana sono solo marionette dai fili troppo corti, così come troppo insignificante è la loro presa di potere sui loro domini. Non sono che lacchè al servizio della minaccia più insidiosa sul nostro Paese.
Il peggiore di tutti questi, però, è il Lombardo-Veneto, dove al momento mi trovo in missione. Qui, gli infami austriaci e il loro ignobile Imperatore, cui succederà suo figlio Francesco Giuseppe, controllano Milano, Venezia e dintorni con un pugno di ferro.
Una flebile speranza la potrebbe dare Carlo Alberto -Re di Sardegna, Liguria e Piemonte- ma i dubbi che possa far prevalere i propri propositi espansionistici alla questione unitaria restano alti. Una cosa positiva però è stata fatta: settimane fa ha promulgato uno Statuto; certo non è una novità, ma è già il primo passo verso un fine più grande.

Ma oggi è un giorno particolare: sono state corse in quel di Milano le voci riguardo i riottosi parigini. I venti di ribellione si faranno sentire, anche perché la mia missione sarà assistere i preparativi all’insurrezione di popolo guidata da due miei cari amici, Gabrio e Carlo. Mi dirigo dunque a via santa Margherita, dove riconosco subito i due perché portano, sul loro panciotto, il simbolo della Confraternita ricamato in bianco.
«Liborio carissimo, ce ne hai messo di tempo.»
«Signori.»
«I focolai di Parigi si stanno facendo sentire, l’avete sentito, signor Astore?»
«Invero, l’Europa è in fermento. Ho udito che anche in Austria le cose non si mettono bene.» Dissi, stando attento a non farci sentire da alcuni soldati del feldmaresciallo Radetzky. Meno male: non c’hanno sentito.
«Se la sono cercata quegli spregevoli asburgici! M’hanno appena nominato Presidente del Consiglio di guerra. Dopodomani, l’insurrezione incomincerà gloriosamente.»
«Deh, Carlo. Non ti scaldare troppo. Ricordati del nostro compito.»
«Giusto, scusa Gabrio, sai, la foga per il nostro moto rivoluzionario. Comunque, Liborio carissimo, voglio ricordarti che dobbiamo fare rapporto al Consiglio.»
«Lascia perdere il Consiglio, Carlo. Sanno solo stare con le mani in mano, senza far niente.» 
Avevo avuto delle divergenze con i membri del Consiglio: s’aspettano che i Templari attacchino, e in questo sbagliano. Ogni loro temporeggiamento è una vittoria per i Templari, come è stato per la Rivoluzione francese. Stavolta noi guideremo la rivoluzione. 
«Ce l’avete ancora con loro per quanto accaduto nel ’31?»
«Nel ’31, ’32, ’34, ’44…non dico che avrebbero dovuto assistere Mazzini e i suoi tentativi di rivolta –mi duole ammetterlo ma ancora adesso sta solo perdendo tempo, ardore e uomini- e considerate che era un nostro fratello.»
«Ha commesso un errore, Liborio, e diciamolo avrebbe compromesso notevolmente la Confraternita.»
«La Confraternita si era compromessa già nel 1793: non avevano capito che il loro patetico Luigi XVI doveva morire, il popolo francese aveva il diritto di ribellarsi. Anche qui ci saranno venti di cambiamento, che il Consiglio lo voglia o no.»
Seguì silenzio; poi riprendiamo a parlare.
«Comunque, tutto pronto?»
«Sì, da dopodomani cominceremo.»
«Sta bene, miei cari. Tornate a casa. Ci vediamo tra due giorni.»
«Arrivederci signor Astore. Magari passiamo a trovarvi, sempre se i miei affari di politica me lo consentono.»

Dopo la lunga chiacchierata (o filippica se vogliamo), mi dirigo alla Scala, dato che dovevo andare a trovare un altro mio carissimo amico, Giuseppe Verdi. Già da tempo ritenni giusto non coinvolgerlo eccessivamente negli affari della Confraternita, ma da tempo s’era rivelato prezioso per recapitare dei messaggi ai confratelli e ricevere informazioni su quel che si diceva in giro.
«Oh, tu guarda. Signor Astore, che piacere rivederla!»
«Come procede l’opera, signor Verdi?»
«Opera? Mio carissimo e distinto amico, da che ho fatto il Nabucco non ho un’ora, dico un’ora di quiete! Mi pare d’essere in galera!»
Scoppio a ridere per l’affermazione.
«Su, lo ammetta. Il Nabucco era divino.»
«Vero, non dico per vantarmi ma so che posso fare di meglio. Perbacco, le opere che mi ritrovo a comporre e dirigere al momento, beh, non permettono al mio genio di esprimersi efficacemente. Guardi qui: I corsari e La Battaglia di Legnano, solo che questo qui non l’ho finito.» Mi dice ciò mostrandomi degli spartiti abbozzati.
«Ebbene? mi sembrano carini.»
«Via! Voglio fare qualcosa di più suntuoso. In grande. E invece mi ritrovo a fare canzonette da niente.» 
Verdi è un bravo compositore. Finora non mi aveva mai deluso.
«Ho in mente –ma ancora devo pensarci- un’opera a Mantova, con protagonista un buffone di corte colpito da una maledizione. Oppure un idillio…sì, un idillio tra due giovini parigini, Violetta e Alfio…no, Alfredo.»
«Su, signor Verdi, ne discuteremo un’altra volta. Allora, dove sta il mio pacco?»
«Ah, giusto. Eccolo. L’ho preso dall’ufficio postale. Incredibile che non abbiano fatto ritardo stavolta.»
Verdi mi affida un pacco legato con dello spago e recante solo “Da C.-Firenze”; subito dopo l’egregio compositore si mette a rovistare tra le cartacce con sì tanta foga, da sembrare un dannato.
«Ora, voglia scusarmi, devo trovare uno spartito. Dio ce ne scampi, dove l’ho messo?»
Esco dal suo studio e mi congedo dall’agitato Verdi con laconica magnanimità.
«Arrivederci. E comunque Va’ pensiero era splendida.»
Chiudo la porta, giusto in tempo per vedere il cipiglio frustrato di Giuseppe tramutarsi in  un ghigno soddisfatto.

A casa mia, in via Brera, ho modo di togliermi il cappotto, posare il bastone animato da passeggio, e fumare dalla mia pipa in palissandro. Sono molto legato a questa pipa: apparteneva a mio padre e a mio nonno prima di lui. Posso dire che la mia modesta casa urbana è un vero e proprio santuario della mia famiglia.
Conservo sulla parete uno stemma araldico recante tre gufi con lo stendardo “DILIGENTER AD PROSPERA”; apparteneva alla mia famiglia da generazioni, poiché uno dei miei antenati era un nobile Assassino spagnolo soprannominato Bubo, che vuol dire proprio “gufo” in latino, se non mi sbaglio. Quello è l’angolo della casa che più mi piace, poiché rimango assorto da pensieri in cui m’immagino d’essere lì, in pieno Rinascimento, a tu per tu con personalità importanti d’Italia e d’Europa.
Con in bocca la mia pipa, apro il pacco recuperato da Verdi e finalmente ho modo d’esaminare il contenuto. Proprio come avevo richiesto da Cristiano della Confraternita di Firenze, ho con me un fucile montabile - con un gufo e un astore in volo intagliati sul calcio- e un suntuoso cappuccio color verde cacciatore. Unito a un completo d’avorio romagnolo e antracite con un paio di calzoni di tono vermiglio.
I colori migliori che potessi scegliere per il mio abito da Assassino, da liberatore del popolo.

In fondo al pacco, trovai anche una baionetta e un foglio: recava una carta del Quadrilatero austriaco, un ritratto e informazioni su un Templare, Eusebio Forlingieri, esponente filo-asburgico della noblesse milanese. Secondo il foglio inviatomi da Cristiano quello era il mio bersaglio; si sarebbe recato a Mantova presso uno dei forti installati da Radetzky. Penso che la situazione si metterà male se non agirò per tempo. Mi preparo e cerco informazioni ulteriori sul nemico e sull’eventualità che stia agendo in compagnia di qualcun altro. Sarà meglio che fissi un appuntamento con Garibaldi a Torino, ma solo dopo che avrò finito qui. Dopodomani, 18 marzo, ne vedremo delle belle.

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FINE RICORDO-REINIZIALIZZAZIONE-SPEGNIMENTO IMMINENTE…

Mi sveglio di soprassalto, come se in preda a un incubo e a una sensazione post-trip di acidi. Non potevo crederci: avevo visto la Milano di metà Ottocento.

-Cosa diavolo era?
-Era una ficata, vero?
-È…è stato…allucinante. Sono stato…il mio trisnonno.
-Domenico, è meglio se fai una pausa, intanto meglio se indaghiamo di più sui ricordi di Liborio e capiamo meglio cosa sta per succedere.
-Sapete? Non vedo l’ora di ritornarci. Chissà cosa succederà. Ma sbaglio o il mio trisnonno conosceva Carlo Cattaneo delle “Cinque giornate di Milano”?
-Sì, con Gabrio Casati, un suo collega.
Ma è davvero assurdo. Cattaneo, Casati e il mio trisnonno Liborio erano Assassini? E poi perché hanno nominato i Templari? Siamo nell’ ‘800. Quelli vissero nelle Crociate.

-Ho bisogno di una pausa, sì. Grazie Vescovo. Però dobbiamo continuare. Voglio continuare.
-Perfetto. Questo è lo spirito.

Mi alzo dal lettino-Animus e, pur barcollando un po’ riesco a raggiungere un tavolino con sopra dei succhi di frutta e un cornetto. Chissà se quello che aveva detto Alex era vero. Se davvero mi trovavo in mani migliori. Forse quelli dell’Abstergo mi avrebbero fatto qualcosa, sicuramente non sarebbe stato piacevole.
Non ci capisco nulla. Ma indagherò più a fondo. Forse posso fidarmi di questi tizi.

  • Saretta_07
    Saretta_07

    Giuseppe Verdi LOL 😂. Artisti e poeti tutti Assassini o loro alleati, un classico, davvero azzeccato 😘. Ha un po' del vecchio AC con Ezio ma qui la trama sembra molto più complessa. Spero di poterla leggere con comodo 😙

  • Andrea_Sara07
    Andrea_Sara07

    Caspita è già arrivata la nuova fanfic 😆. Devo dire che intriga molto, davvero belli i riferimenti storici, e la stesura classica romanzata fluisce molto molto bene. Inoltre il collegamento alla precedente mi è sembrato ottimo. Bella la scelta dei personaggi infine , fammi vedere cosa hai architettato per l'Eroe dei due mondi 😉

  • Ste-82
    Ste-82

    Complimenti Kuro, ho finito di leggere Last Descendants poche ore fá e tu mantieni accesa la mia passione per la lettura 😁. Mi piace l'allaccio al presente con la Signorina Vescovo, personaggio assai misterioso della serie, ed ovviamente condivido le osservazioni di Andre sul resto . Bravo così, sei davvero di capacità notevole 🙂

  • Saretta_07
    Saretta_07

    Giuseppe Verdi LOL 😂. Artisti e poeti tutti Assassini o loro alleati, un classico, davvero azzeccato 😘. Ha un po' del vecchio AC con Ezio ma qui la trama sembra molto più complessa. Spero di poterla leggere con comodo 😙

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